Vi ricordate De Falco

FIRENZE – Ricorso inammissibile. Con formula secca, il Tar della Toscana liquida il ricorso che il capitano Gregorio De Falco aveva proposto contro il suo trasferimento dal settore operativo della Capitaneria di porto di Livorno a un ufficio amministrativo. Il motivo? Di natura procedurale. Per i giudici amministrativi, il capitano, diventato famoso per la telefonata in cui intimò al comandante della Costa Concordia Francesco Schettino di tornare a bordo della nave Costa Concordia che stava affondando (ASCOLTA), non ha citato nel procedimento il suo successore alla direzione della capitaneria di Livorno, il capitano Massimo Tomei. Così il Tar non è nemmeno entrato nel merito del ricorso sul presunto demansionamento.

De Falco: «Questo non è un concorso a premi»

«Siamo molto perplessi -commenta l’avvocato Simone Grisenti che insieme alla collega Isabella Martini assiste il capitano – Aspettiamo di leggere le motivazioni e valuteremo se proporre appello al consiglio di Stato». «Il respingimento – ha detto De Falco – è dovuto al fatto che non avrei notificato entro i termini stabiliti il ricorso all’ufficiale che ha preso il mio posto definito controinteressato al procedimento e per questo il ricorso è ritenuto inammissibile dalla giustizia amministrativa che non è entrata nel merito della vicenda. Ma questo non è un concorso a premi dove vince questo o quello, qui chiedevo ai giudici di pronunciarsi sul mio demansionamento e per quali ragioni era stato deciso. Evidentemente lo Stato ha preferito salvarsi in calcio d’angolo. Ora valuteremo se appellare la sentenza al Consiglio di Stato».

Non lascerà la divisa

Il capitano Gregorio De Falco non ha alcuna intenzione di lasciare la divisa. «Nei mesi scorsi ci ho pensato – ha sottolineato De Falco – ma ora più che mai sono determinato a continuare a vestirla. Il mio non è un ricorso contro qualcuno. Né io lavoro per il mio capo ma per l’amministrazione e quindi per il Paese». Da qui la molto probabile decisione di non arrendersi e di chiedere giustizia. «Voglio che si faccia luce sul procedimento fino in fondo – ha affermato l’ufficiale – e che lo Stato si pronunci nel merito di quello che io ritengo un demansionamento ingiusto. La giustizia entri dunque nel merito delle carte prodotte da me e dall’amministrazione per stabilire se è giusto che io non faccia più il lavoro per il quale sono stato formato e vengo pagato». «L’amarezza più grande – ha puntualizzato De Falco – riguarda però una considerazione più generale e cioè che questa sentenza si collochi nell’andazzo generale del Paese dove si preferisce appigliarsi a questioni procedurali anziché di merito».

Fonte: corrierefiorentino.corriere.it

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