Speranza: serve una ripartenza politica

“Da qui oggi vogliamo provare a lanciare un messaggio molto forte: crediamo nell’Italia e nel PD, nella funzione che il PD può e deve esercitare nel Paese”. Lo ha detto il deputato del PD Roberto Speranza aprendo l’assemblea della sinistra riformista del PD

pubblicato il 27 giugno 2015

“Da qui oggi vogliamo provare a lanciare un messaggio molto forte che spero possa essere inteso e compreso: crediamo nell’Italia e nel PD, nella funzione che il PD può e deve esercitare nel Paese”. Lo ha detto il deputato del PDRoberto Speranza aprendo a Roma l’assemblea della sinistra riformista del PD: ‘L’Italia che vogliamo’, dove hanno preso parte, tra gli altri, Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Guglielmo Epifani, Nico Stumpo, Davide Zoggia, Enza Bruno Bossio, Flavio Zanonato.

“Da qui vogliamo dare un segno della ripartenza politica – ha aggiunto Speranza – e non è un caso che ripartiamo da questa sala: qui il 29 gennaio si sono riuniti i grandi elettori del PD per scegliere Sergio Mattarella. Quello – ha aggiunto – è stato il momento più bello, il migliore del PD. Il momento in cui insieme abbiamo saputo essere all’altezza della sfida che la storia affida al PD”.

Speranza ha proseguito: “Il PD è l’unico partito che può portare il Paese fuori dalla crisi, la più grande speranza del Paese e noi vogliamo rafforzarla. Ma non dobbiamo nasconderci che ci sono cose che non vanno, che vanno cambiate. E non vorrei che a furia di evocare i gufi siamo noi a diventare struzzi e a non capire cosa sta succedendo nel nostro Paese. Non dobbiamo avere paura della sinistra – ha aggiunto – ne sento troppo spesso parlar male. L’ho detto in più di un’occasione a Renzi: Matteo sbagli, se sei tu che parli male della sinistra, stai segando il ramo su cui sei seduto e prima o poi vincerà la destra. Il PD senza sinistra non può esistere. Se il PD perde sé stesso consegna il Paese alla destra, agli astensionismi”.

Ha chiarito Speranza, “Noi siamo qui per chiedere a testa alta che il PD cambi per stare dentro alla sua vocazione originaria per stare dentro le grandi culture politiche che lo hanno edificato. E ‘partito della nazione’ non può significare un soggetto indistinto senza confini tra destra e sinistra nel quale ci può stare tutto, aperto a tutti. Se questo è il partito della nazione, noi ci batteremo contro. Qui c’è gente che le riforme le vuole, anzi sarebbero necessarie più riforme – ha aggiunto -. Il PD è il partito da cui dipendono le sorti del Paese in questo momento. C’è un pezzo del nostro elettorato, della nostra gente, che non si fida più e rischia di voltarci le spalle.

E’ illusorio affidare tutto alla leadership, che da sola non basta. Serve un grande soggetto collettivo, autonomo e autorevole. Non serve il megafono di palazzo Chigi, ma una comunità di donne e uomini in cui ci si confronta e si dialoga”.

L’ex capogruppo PD alla Camera ha concluso: “Noi siamo qui, siamo pronti ad una discussione vera. Confrontiamoci”. E sulle primarie: “Sono uno strumento importante ma alcune volte non hanno funzionato. Vanno regolate meglio a partire da albi affidabili degli elettori. Ma non sarei d’accordo a dire che sono il passato e vanno cestinate, sono uno strumento prezioso. Sento dire – ha aggiunto- meno primarie per la scelta dei sindaci e più primarie per le nostre scelte. Ma io farei esattamente l’opposto, meno primarie sugli organismi di partito e più primarie per scegliere i candidati alle istituzioni”.

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