Medicina: Febuxostat, il farmaco – spazzino

Si chiama Febuxostat, sperimentato con successo per linfomi e leucemie. Contrasta gli effetti della «lisi tumorale» che può insorgere come conseguenza indesiderata della terapia

L’hanno definito farmaco-spazzino, in grado di ridurre alcuni effetti tossici del trattamento chemioterapico nei pazienti in cura per malattie del sangue. La molecola, già impiegata contro la gotta, si chiama Febuxostat. Quello che non si conosceva fino in fondo era il suo ruolo protettivo nei confronti della sindrome da lisi tumorale, uno degli effetti collaterali più severi e relativamente frequenti che si riscontrano in oncologia. Un ruolo che è stato individuato grazie alla ricerca che ha coinvolto 350 pazienti, 79 ospedali in 12 nazioni, con l’Italia capofila della sperimentazion

La validità clinica di cui parliamo è confermata dai risultati preliminari dello studio Florence, che aveva come traguardo la misurazione delle prove di efficacia, in particolare a carico della sindrome da lisi tumorale, inconveniente che si produce nei tessuti come conseguenza indesiderata della chemioterapia.

Le prospettive più che incoraggianti sono state annunciate oggi da Lucia Aleotti, presidente Menarini. L’azienda farmaceutica che presenterà a breve il dossier di registrazione all’Agenzia Europea del Farmaco per procedere alla commercializzazione.

Ogni anno 25 mila persone in Italia soffrono di leucemia e linfomi. La distruzione dei focolai di cellule maligne, ottenuta grazie ai medicinali, è un fatto positivo ma anche un’arma a doppio taglio, poiché nel corso di questa battaglia per la sopravvivenza si possono riversare nel sangue grandi quantità di scorie che l’organismo fatica a smaltire, in primo luogo l’acido urico. Questo è nocivo, principalmente per il rene, può provocare anomalie al cuore (aritmie cardiache) e al sistema nervoso (scosse e contrazioni spastiche) al punto che il medico si vede costretto a sospendere i cicli salvavita.

L’impiego del Febuxostat si è dimostrato più efficace semplice e tollerabile, diminuisce i livelli di acido urico del 30% rispetto allo standard (allopurinolo) attualmente utilizzato. I particolari dello studio Florence sono stati illustrati da Carlo Alberto Maggi, direttore ricerca e sviluppo del Gruppo Menarini, Cecilia Simonelli (responsabile medico area oncologia) e Angela Capriati (direttore della ricerca clinica).

La prevenzione e il trattamento della sindrome da lisi tumorale preserva i margini di guarigione, cioè rende possibile la prosecuzione delle cure per leucemie e linfomi che in assenza di una adeguata prevenzione vengono sospese. L’Italia ha contribuito in modo fondamentale allo sviluppo dell’intero progetto, ha precisato la dottoressa Capriati, che ha menzionato in particolare Michele Spina dell’Istituto oncologico di Aviano, Massimo Federico, professore universitario di oncologia medica, già presidente della Fondazione Italiana Linfomi, e l’Ematologia della città di Firenze diretta dal Prof Bosi.

Lo studio Florence ha dimostrato come sia possibile fare in Italia ricerca clinica di ottima qualità nonché capacità di coordinamento di progetti complessi rispettando tempistiche ambiziose.

Alessandro Malpelo

Fonte:http://qn.quotidiano.net/cultura/2014/02/11/1024197-individuato_farmaco_spazzino.shtml

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