Lo scontro Renzi-Grillo sovrasta Forza Italia e le Europee

L’asprezza crescente degli attacchi di Beppe Grillo a Matteo Renzi non deve sorprendere. Con un Silvio Berlusconi destinato ai servizi sociali e non candidabile, di fatto le elezioni europee di fine maggio possono diventare un referendum tra Pd e Movimento 5 Stelle: con Forza Italia a rischio di diventare il terzo partito, e comunque priva di una fisionomia e di una strategia in grado di presentarla come protagonista. Su questo sfondo, il governo costituisce l’unico vero bersaglio di Grillo. Non tanto né solo perché il presidente del Consiglio potrebbe pescare voti tra i delusi del movimento. Il premier viene percepito come insidia perché tenta di dimostrare all’opinione pubblica che la politica sta producendo risultati e riforme.
In apparenza, la parabola giudiziaria di Berlusconi resta in primo piano.

E la decisione della Procura di Milano gli lascia almeno in parte quell’«agibilità politica» che aveva chiesto in vista delle europee: sebbene i magistrati abbiano precisato che la misura potrebbe essere revocata se l’ex premier tornasse ad attaccare i suoi giudici. Ma l’intera vicenda si presenta come la coda di un ventennio di veleni e polemiche, archiviato mentalmente da gran parte dell’elettorato. La stessa latitanza di Marcello Dell’Utri, ex senatore ed amico e alleato di Berlusconi, per il quale è arrivata una richiesta di arresto, sa di passato. Il presente è un asse istituzionale tra Renzi e FI, che le critiche continue contro Palazzo Chigi non riescono a scalfire.

 

Renato Brunetta sottolinea «lo schiaffo del Fondo monetario internazionale» al governo italiano, perché il Documento economico finanziario appena presentato non sarebbe affatto convincente. Ed elenca i ritardi nella realizzazione delle riforme, dei quali l’esecutivo si starebbe rendendo responsabile. E l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, bolla come «ignobile e inaccettabile» la riforma del Senato perseguita dal premier. Il dettaglio significativo, tuttavia, è che dal Pd non si risponde alla polemica. E lo stesso Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, lungi dall’infierire su Berlusconi, spende parole di solidarietà nei suoi confronti.
Perché? La sensazione è che i due partiti di governo puntino, con motivazioni diverse, ad attrarre gli scontenti berlusconiani in uscita da FI. Il risultato è quello di accentuare una sorta di bipolarismo governo-Grillo. Quest’ultimo bolla Renzi con tutti gli epiteti che il capo di un movimento populista sa indirizzare verso un esecutivo. E il premier lo punzecchia, raffigurandolo «come i vecchi politici di una volta. Noi parliamo agli italiani mentre lui, Grillo, attacca gli avversari». Gli dà man forte lo stesso Pier Luigi Bersani, accusando il leader del M5S di non mettersi in discussione, perché «non vuole rischiare niente»: col risultato di autoescludersi da qualunque strategia in positivo, e di puntare soltanto sullo sfascio del sistema.
Lo scontro si consuma su economia e riforme, sulle quali Grillo è diventato un tenace conservatore dello status quo . Ma si estende anche a temi delicati in campagna elettorale come il pluralismo e la presenza dei leader in tv: soprattutto sulle reti Rai. Il ruolo di presidente della Commissione parlamentare di vigilanza permette al grillino Roberto Fico di lanciare accuse di «servilismo»: un assaggio dei toni della campagna elettorale. Sullo sfondo rimangono riforme che formalmente vanno avanti secondo la tabella di marcia prestabilita; ma nei fatti sembrano costrette a segnare il passo. Sia perché nel Pd le divergenze sul destino del Senato, ma anche sull’Italicum , il nuovo sistema elettorale, rimangono marcate; sia perché il governo sa di avere margini più esigui senza l’appoggio di FI, appeso ai risultati delle europee del 25 maggio: tanto più se confermassero il bipolarismo Renzi-Grillo.

Fonte: Corriere.it

Share the joy
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Autore articolo:

La tua email non sarà visibile.