L’imposta di bollo sui conti deposito

Dal primo gennaio scorso l’imposta di bollo sui conti deposito  delle persone fisiche è passata dall’1,5 al 2 per mille su base annua, calcolata sulla base dell’importo investito. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, invece, il tetto massimo d’imposta sarà portato a 14mila euro. L’imposta di bollo sui conti correnti e libretti di risparmio delle persone fisiche resta invece fissa a 34,20 euro su base annua, ma per le giacenza medie non superiore a 5mila euro non è dovuta. Un aggravio di imposte dunque per i risparmiatori. Ma esistono anche gruppi e istituti creditizi che hanno deciso di utilizzare la leva fiscale per promuovere i propri prodotti. Plus24, il settimanale di finanza e risparmio del sabato del Sole 24 Ore, li ha censiti.

Ecco le banche che pagano l’imposta per i clienti
Su 375 differenti contratti offerti da 55 banche e gruppi creditizi di ogni dimensione, dalle Bcc ai maggiori istituti nazionali, che sono stati censiti da Plus24 sull’edizione di sabato 25 gennaio, sono 55 quelli per i quali sette diversi istituti pagano l’imposta di bollo per conto dei clienti. Si tratta delle versioni di Conto Fico di Banca Etruria, le varie tipologie (First, Libero, Like e Top) del conto Rendimax di Banca Ifis, Sì Conto! di Banca Sistema, il conto deposito YouBanking del gruppo Banco Popolare, ContosuIbl (nella versione libero come in quella vincolato) di Ibl Banca, i conti Web Closed, Time Deposit (anche nelle versioni Tasso x3, Tasso x4 e Tasso x5) di BccforWeb, infine il conto deposito di Findomestic Banca.

Ma i tassi offerti continuano a calare
I tassi pagati dai conti di deposito offerti oggi in Italia sono censiti, ogni quarto sabato del mese, da Plus24 che raccoglie le informazioni su tutto il sistema creditizio sulla base di risposte volontarie a un questionario, e le cataloga per controparte, durata, tasso, caratteristiche. Ormai da mesi i rendimenti sono in costante arretramento. La comparazione dei dati di dicembre 2012 (quando i contratti censiti erano stati 152) con i più recenti, raccolti al 21 gennaio scorso, mostra che nel volgere di 14 mesi i rendimenti (lordi) offerti sono crollati. A fine 2012 erano ben 35 i contratti che offrivano tassi dal 4% annuo lordo in su, quattro dei quali pagavano un rendimento pari o superiore al 5% con un picco del 5,2% lordo pagato in un caso su vincoli di 30 mesi. A gennaio, invece, su 375 proposte solo due offrivano un rendimento del 4% lordo annuo. Non va poi dimenticato il diverso effetto dell’imposizione fiscale: il 4% lordo, nel 2014, pagherà l’imposta di bollo aumentata dall’1,5 a 0,2 per mille.

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