Legge elettorale: cerchiamo di capire

“La consultazione della volta scorsa ha optato per il proporzionale corretto, però ci sono diversi tipi di correzione che si possono dare. Vi avevo accennato ai principali tre metodi: del premio di maggioranza, del quoziente rettificato e del metodo del divisore rettificato. Adesso cerchiamo di capire gli effetti che questi metodi procurano nella loro applicazione.
In primo luogo bisogna tenere presente una cosa: quando due partiti si alleano, o addirittura presentano una lista insieme, questo ha un costo perché c’è una porzione di elettori di ciascuno dei due partiti che non gradisce quella alleanza e non rinnova il suo voto. Per questo i partiti se non hanno qualche incentivo non amano fare liste comuni o coalizioni. Quindi i premi di maggioranza di solito servono a spingere verso le coalizioni, però c’è modo e modo di farlo. Quando abbiamo avuto il maggioritario, fino al Porcellum, la necessità di raggiungere il maggiore numero di voti possibile per avere il premio di maggioranza spingeva a fare coalizioni molto ampie ed eterogenee, per cui dentro c’era tutto e il contrario di tutto. Uno degli effetti è che nessuna delle legislature è riuscita a esprimere un governo che durasse per cinque anni e siamo andati a votare prima della scadenza naturale. Da un lato c’è il problema di coalizioni troppo varie e eterogenee, dall’altro invece l’esigenza di non frammentare troppo.
Vediamo i tre metodi e che effetti hanno.
Il “premio di maggioranza“, dato allo schieramento che ottiene il maggior numero di voti a livello nazionale è il metodo classico, va nel senso del maggioritario, quindi premia i partiti maggiori a livello nazionale. Ha un effetto concentrato a livello nazionale e ovviamente è quello che dà alla coalizione vincente e toglie agli altri. Il rischio è quello di alleanze, coalizioni molto eterogenee.
Il secondo è il “metodo del quoziente rettificato“. Il “metodo del quoziente” è prendere il numero di seggi, dividere il totale dei voti per numero dei seggi da attribuire, ottenere così un quoziente e dividere il risultato di ogni partito per il quoziente. Per riequilibrare in modo da premiare i partiti più grandi, anziché distribuire al livello di singola circoscrizione il numero di seggi, ne distribuisco di più. I partiti piccoli, spesso, prendono 20, 30 mila voti per circoscrizione, senza avere un quoziente pieno, e poi cumulano tutto nel collegio unico nazionale, ma se io distribuisco più seggi a livello di circoscrizione ce ne saranno meno nel collegio unico nazionale. Questo sistema non spinge verso le grandi coalizioni, però avvantaggia non solo i partiti maggiori, ma anche i minori se concentrati territorialmente. Per esempio la Lega, che ha i voti concentrati in alcune circoscrizioni verrebbe premiata.
Il terzo sistema è il “metodo del divisore proporzionale puro“, il metodo D’Hondt. I voti di ciascun partito vengono divisi per uno, per due, per tre, per quattro, etc., dopodiché si confrontano i quozienti più alti, 400, 230, 210, 200, 170, fino a copertura dei seggi. Questo è il metodo naturale (il rettificato è di dividere non per 1, 2, 3, etc. ma con intervalli più brevi, 1, 1,5, 2, 2,5, 3, 3,5). In questo modo si evitano le grandi coalizioni. Si ottiene un sistema politico che rafforza i partiti più grandi, ma che non spinge verso due soli partiti, un sistema un po’ più razionalizzato, di coalizioni più omogenee.
Riassumendo:
– il metodo del premio di maggioranza premia una sola coalizione a livello nazionale e spinge a grandi raggruppamenti, tendenzialmente due, non omogenei
– il metodo del quoziente rettificato premia le prime due/tre coalizioni a scapito del resto, premia i partiti con forte insediamento locale e assegna una possibilità di presenza ai partiti minori attraverso il recupero nel collegio unico nazionale
– il metodo del divisore rettificato premia tutti i partiti che sono oltre la media della somma dei partiti, punendo gli altri, premia più coalizioni (non solo le prime due), e produce aggregazioni omogenee.” Aldo Giannuli

Dizionario minimo
Schieramento: espressione generica che può indicare tanto un singolo partito che si presenti senza alleati quanto una coalizione composta da più partiti, quanto una lista comune appartenente a più partiti
Aggregazione: indica una tendenza a unificarsi o a creare coalizioni in vista delle elezioni
Coalizione: un insieme di partiti che si presentano ciascuno con il proprio simbolo ma con una dichiarazione di apparentamento utile ad ottenere o il premio di maggioranza o il superamento di una clausola di sbarramento
Lista comune: singola lista presentata da più partiti insieme
Partito: singola formazione politica che si presenta autonomamente

Fonte:http://www.beppegrillo.it/

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