Jobs act, Renzi attacca i sindacati

Jobs act, Renzi attacca i sindacati: ‘Loro scioperano, io creo lavoro’. Camusso: ‘Irrispettoso’

Il premier: “Piazza o non piazza, le cose cambieranno. Pronti a mettere la fiducia se serve”. Uil: “Se il governo accetta di discutere, siamo pronti anche a revocare lo sciopero”

Roma, 20 novembre 2014 – “Non mi preoccupo di far scioperare le persone ma farle lavorare. Anziché passare il tempo a inventarsi ragioni per fare scioperi, mi preoccupo di creare posti di lavoro perché c’è ancora tantissimo da fare”. Il premier Matteo Renzi ha commentato così lo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil. “Io invidio molto quelli che passano il tempo a organizzare gli scioperi, mi riferisco non tanto alle lavoratrici e ai lavoratori, ma agli organizzatori, ai sindacalisti – ha detto il presidente del Consiglio intervistato da Rtl 102.5 -. Ci sono stati più scioperi in queste settimane che contro tutti gli altri governi, e se probabilmente il loro obiettivo è quello di organizzare scioperi fanno benissimo a farli. Io non mi preoccupo tanto di far scioperare le persone ma di cercare di farle lavorare: abbiamo una disoccupazione pazzesca, abbiamo perso in 6 anni un milione di posti di lavoro”.

LA DIFESA DEL JOBS ACT – E Renzi ha difeso a spada tratta il provvedimento del suo governo. “Che il Jobs act tolga i diritti ai lavoratori è la più grande opera di fantasy che abbia mai sentito”, ha dichiarato aggiungendo, a proposito degli interessi legati alla formazione,  che “è il modo di uscire dalla logica della rendita che ha interessato i soliti noti”. “Siamo pronti a mettere la fiducia se serve, ma non è detto che ce ne sia bisogno. A ieri sembrava di no. Vedremo nei prossimi giorni”, ha aggiunto il presidente del Consiglio spiegando che “siamo pronti coi diritti attuativi. Arriveranno nei primi trenta giorni dall’approvazione delle legge”. “Il Paese è diviso in due: tra chi si rassegna e chi va avanti. Ma chi oggi in Italia continua a tener duro sta ottenendo risultati. Non mi preoccupo: possono far scioperi ma noi abbiamo promesso che cambieremo e, piazza o non piazza, le cose le cambiamo”, ha proseguito Renzi. Poi l’affondo. “Salvini e Camusso sono facce della stessa medaglia, li rispetto, fanno il loro lavoro, ma loro sono i leader della protesta, mentre io devo governare”.

RIFORME – “Quando dico che sulle riforme non bisogna restare fermi al palo è perché se il messaggio del presidente della Repubblica deve essere preso sul serio – cioè che le istituzioni devono cambiare e i politici devono dare il buon esempio – il Parlamento deve discutere e approvare, spero velocemente, la legge elettorale e la riforma costituzionale”, ha affermato ancora Matteo Renzi. “Il presidente della Repubblica – ha sottolineato – è un galantuomo di straordinaria forza, grande lucidità che ha in questi anni guidato l’Italia. Se non ci fosse stato Napolitano in alcuni passaggi questo Paese sarebbe decisamente messo peggio. Una volta rieletto in Parlamento ha fatto un discorso durissimo sulla necessità di fare le riforme e gli stessi partiti che le riforme fino a quel momento le avevano bloccate hanno applaudito a scena aperta, però poi sulle riforme si sono bloccati di nuovo”.

UIL – E la replica non si è fatta attendere. “Se il governo accetta di discutere, noi siamo pronti anche a revocare lo sciopero”, ha detto Carmelo Barbagallo, leader in pectore della Uil, ospite ad Agorà su Rai 3, dove era ospite anche Filippo Taddei, responsabile economia del Pd, che si è dichiarato disponibile a “riaprire la sala Verde di Palazzo Chigi”. Barbagallo ha colto la palla al balzo: “Quando e come…”, ha chiesto. Ma Barbagallo ha anche voluto porre l’attenzione sullo scontro con il ministro Giuliano Poletti, che – a suo dire – “ha mancato di rispetto ai lavoratori iscritti alla Uil”. “Lo sciopero – ha spiegato – non è un atto di guerra, ma è l’unico atto che possiamo fare di fronte a un governo che non parla. Nemmeno il ministro del Lavoro, che avevamo accolto applaudendolo, ha avuto il coraggio di confrontarsi con noi e se ne è andato. Perché non ha parlato? Si vede che non aveva l’autorizzazione“. “Ho l’impressione che Renzi sia un premier molto invadente – ha osservato Barbagallo – perché mi è già successo in un altro incontro che i ministri non avevano neanche la possibilità di spiegarci se ci saremmo potuti incontrare di nuovo”.

CGIL – “Abbiamo delle proposte e chiediamo che vengano discusse. Noi siamo pronti a confrontarci, ma mi sembra che sia il governo a scappare ogni volta che si deve parlare di lavoro e delle condizioni dei lavoratori”, ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso. “Vorremmo che il dibattito tornasse a essere rispettoso – ha continuato la Camusso -. Credo che il presidente del Consiglio, che sta dicendo in queste ore che i lavoratori sciopereranno così i sindacalisti avranno modo di passare il tempo, sia vagamente irrispettoso del lavoro e del sacrificio dei lavoratori”. E ancora: “Vorrei tranquillizzare il presidente del Consiglio: non è la nostra ambizione proclamare gli scioperi generali; sappiamo che chiediamo un sacrificio straordinario ai lavoratori e che le cose vanno male. A me piacerebbe vivere in un paese in cui le cose vanno bene e in cui il lavoro è riconosciuto come ricchezza”.

Fonte:

http://www.quotidiano.net/lavoro-renzi-sindacati-1.418609?utm_source=mrsend&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter&userid=NL79407

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