L’Italia come la Grecia

La fila ai bancomat della Grecia, con gente che aspetta in coda in attesa di prelevare e togliere i propri soldi dalle banche, sono immagini che hanno fatto il giro del mondo e non sono nuove. Anni fa in Argentina e più recentemente a Cipro. Ma perché la gente corre a ritirare dalle banche i risparmi preferendo tenerli in casa? Succederà anche a noi italiani? Senza essere troppo allarmisti e spaventare la gente, la risposta non può che essere affermativa, in fondo non si dice che tutto il mondo è paese? Dopo la questione Cipro, per esempio, l’allora Ministro delle finanze dell’Olanda dichiarò che il “bail in” sarebbe diventato prassi negli anni futuri e così sembra effettivamente.

Cosa è il “bail in” bancario?

Il “bail in” è un termine di origine anglosassone con il quale si indica il prelievo forzoso dai conti correnti dei clienti delle banche, da parte delle banche stesse che sono in dissesto finanziario. In pratica è la possibilità data alle banche che rischiano il fallimento, di autofinanziarsi prelevando i risparmi che i cittadini hanno sui loro conti correnti senza essere autorizzate dai correntisti. Si tratta di salvare il sistema bancario dall’interno, con soldi quindi già presenti nelle banche anche se non di proprietà delle banche.

Ma è legale?

Per noi italiani, questo è un atto che andrebbe contro la Costituzione ed il nostro Codice Civile, ma la verità è che questa operazione è perfettamente legale. Un emendamento della Comunità Europea, la direttiva europea 2014/59/UE autorizza le banche a fare questo. Naturalmente non è una imposizione, la direttiva UE deve passare dal Parlamento dello Stato membro per essere esecutiva, deve essere prima approvata. La direttiva prevede che il “bail in” in tutti i Paesi membri, da gennaio 2016 dovrebbe essere operativo.

Ma rischiamo anche noi italiani?

La Legge di delegazione europea 2014 è il provvedimento legislativo con il quale si delibera sul recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione. Con un atto del Senato (il 1758) che è stato già approvato il 14 maggio 2015, il Consiglio dei Ministri, ha di fatto inserito il prelievo forzoso dai conti in caso di dissesto delle banche. Adesso si aspetta il passaggio anche alla Camera per la definitiva approvazione (atteso tra pochissimo). La verità è che il passaggio in Parlamento è un atto dovuto, così come l’approvazione. Adesso sta ai nostri politici stabilire criteri e norme in modo tale da consentire di fare chiarezza sul futuro della vicenda. Infatti è data facoltà ad ogni singolo Governo di stabilire i criteri di applicazione e decidere di esentare categorie di risparmiatori. Attualmente si parla di consentire il prelievo forzoso solo sui conti correnti che hanno saldi superiori ai 100mila euro, ma le previsioni parlano di una sensibile corsa al ribasso che porterà la soglia quasi sicuramente a 30mila euro.

Non si può fare nulla per evitare questa ingiustizia?

Quando una banca fa “crack” di norma si chiede agli azionisti di provvedere a sanare le perdite. Oggi però, il sistema bancario nostrano ha perdite stimate in 330 miliardi di euro. Un record di sofferenza che difficilmente potrà essere colmato senza toccare i soldi dei correntisti come vuole l’UE. Le associazioni dei contribuenti sono già sul piede di guerra, stanno continuamente cercando di persuadere il Parlamento a non recepire la norma, ma al Senato è già passata a maggioranza. Insomma, è partito il conto alla rovescia, si salvi chi può.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/politica/italia-come-la-grecia-prelievo-forzoso-dai-nostri-conti-correnti-373489.html

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