“Il muratore di Dio”” di Vincenzo Varagona

“VIAGGIANDO TRA LE RIGHE” A CURA DI MICHELE DE ANGELIS

 

 

Su uno sperone a strapiombo sopra le gole dell’Infernaccio, nei monti Sibillini, si erge il monastero di San Leonardo. A costruirlo – anzi, ricostruirlo – è stato padre Pietro Lavini, cappuccino, che in circa mezzo secolo di lavoro per lo più solitario, pietra dopo pietra, ha ridato vita a un luogo abbandonato e ormai ridotto a ruderi, ma un tempo in posizione strategica per i pellegrini che si recavano a Roma. Sulle orme dell’esortazione «va’, ripara la mia casa», padre Pietro ha adempiuto una missione proveniente dall’Alto. Circondato da scetticismo ma sostenuto da una incrollabile fede in Dio, ha lavorato per decenni in un posto inaccessibile a mezzi meccanici, con la sola forza delle braccia, trasportando pietre e cemento con un asino e una carriola, prima di riuscire a dotarsi di un piccolo trattore. Colpito da ictus sui monti e soccorso in eliambulanza nell’autunno del 2014, padre Pietro si è spento il 9 agosto 2015, a ottantotto anni.

A un anno dalla scomparsa, il giornalista e scrittore Vincenzo Varagona ne racconta la storia, dando voce a quanti l’hanno conosciuto. Il testo, arricchito dall’ultima intervista rilasciata da padre Pietro, si apre con la prefazione del cardinale Edoardo Menichelli, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo, che scrive: “La storia di padre Pietro è singolare, qualche volta amabilmente autarchica, ma sempre illuminata da un profondo desiderio di servire Dio e di farlo conoscere e amare […]. Affrontando non poche difficoltà, ma con la tenacia di un’idea fissa e con una sempre crescente solidarietà, pietra sopra pietra riedifica questo santuario della contemplazione. È come se l’esperienza di antichi eremiti riprendesse fiato. L’eremo (o, come padre Pietro diceva, il monastero) rianima il percorso in mezzo ai monti e, provvidenzialmente, rianima anche la ricerca di Dio. Siano gli amanti della montagna o i cercatori del silenzio e del mistero, è tutto un popolo che sale fin lassù per rendere grazie all’opera di padre Pietro e per ricominciare a lodare Dio, partendo dalla bellezza e dalla sacralità del creato”.

Il testo evidenzia come il grande “miracolo” realizzato da padre Pietro, non è stato solo quello di ricostruire il monastero quasi esclusivamente con la forza delle sue mani e dell’incrollabile fede, ma anche di aver trasformato quel luogo abbandonato in un centro di spiritualità internazionalmente riconosciuto, dove ogni giorno turisti e pellegrini di tutto il mondo salgono per godere dello spettacolo e trovare conforto e speranza.

 

 

Fonte: http://www.isoradio.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-d917aea3-0253-4b4c-a40d-c212cfd6300e.html#p=0

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