Il mondo davanti al presepe

Le guerre, che dovevano essere rapide e risolutive, sono, come al solito, lunghissime e inconcludenti, lasciando uno strascico di dolore e di morte.

Di conseguenza i paesi più ricchi stanno subendo l’invasione di donne e uomini stracciati e disperati, per i quali la sete e la fame, il freddo e la malattia sono esperienze quotidiane, ricordate a un mondo che voleva credere di averle cancellate. Un equilibrio mondiale si è rotto, e non si sa come ricrearlo. Papa Francesco aveva avvertito che i problemi principali sarebbero stati lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente e soprattutto il fenomeno delle migrazioni, che ormai nessuno più ha il coraggio di chiamare emergenza, e che ha risvegliato bruscamente società che credevano di controllare tutto attraverso la finanza e internet, con l’inaspettata e brutta sorpresa della crescita di nuove intolleranze espresse da partiti e uomini politici.

Il mondo in cui apre gli occhi Gesù bambino quindi è ben diverso da quello che si vedeva e si sperava un anno fa, e si tratta di un cambiamento in gran parte ancora poco compreso. Ma nel disastro e nella sofferenza delle vittime delle guerre e delle migrazioni bisogna segnalare che le donne sono doppiamente vittime non solo perché, in aggiunta alle sofferenze che patiscono anche gli uomini, devono far fronte alla fatica delle gravidanze, dell’allattamento e dei bambini piccoli da proteggere e sfamare. Ma soprattutto perché sono vittime di violenza sessuale, in ogni contesto, in ogni situazione, non soltanto nei luoghi dove domina il cosiddetto Stato islamico: violenze da parte dei vincitori in una battaglia, di quanti organizzano le fughe verso l’Europa o gli Stati Uniti, delle guardie di frontiera e dei campi di accoglienza, perfino dei compagni di migrazione. Bisogna dirlo ad alta voce: le migranti che in numero crescente arrivano incinte danno alla luce i figli dei violentatori, e questo affronto si aggiunge per loro a tutti gli altri ostacoli.

E per un numero purtroppo non esiguo di loro neppure l’arrivo in Europa significa la fine di questa tortura: basta guardare alle strade delle nostre città, costellate di donne emigrate, sempre più giovani, costrette a prostituirsi.

Ma tutto questo dolore non viene denunciato, non se ne parla: al massimo, si pensa di risolvere la questione distribuendo loro anticoncezionali. Perché, nel mondo in cui viviamo, che si vuole improntato alla ragione e alla scienza, esiste il culto magico dei contraccettivi, che dovrebbero risolvere tutti i problemi: dall’emancipazione delle donne al decollo economico dei paesi del Terzo mondo. E, non ultimo, quello degli stupri.

Per fortuna, sono tante le donne — soprattutto religiose — che vengono in soccorso di queste poverette umiliate e sofferenti, ma manca ancora una denuncia pubblica, una consapevolezza condivisa che induca a muoversi per far finire questo scandalo. Troppi si comportano come se questo tipo di violenza fosse uno scotto inevitabile da pagare. Così, anche se nei media si parla molto dei migranti, si tace su questo calvario. E tacciono anche le donne occidentali, pronte invece a lamentarsi del “soffitto di cristallo” che impedisce loro di arrivare al potere. Oppure discutono con passione se bisogna o meno proibire il burkini e il velo alle musulmane, nel tentativo di capire qual è la soluzione più “femminista”, quella che salva la loro identità.

La Chiesa stessa, molto sensibile alle sofferenze del mondo, non si è ancora fatta avanti coralmente a denunciare questo scandalo, a metterlo sotto gli occhi di tutti. Perché questo sarebbe il primo passo per fermarlo: l’impunità e il silenzio servono solo a farlo continuare.

di Lucetta Scaraffia

Fonte: http://www.osservatoreromano.va/it/news/il-mondo-davanti-al-presepe

Share the joy
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Autore articolo:

La tua email non sarà visibile.