“I Dieci Comandamenti” di Roberto Benigni

ROMA – “Solo un miracolo ci può salvare: infatti Renzi è andato in Vaticano”. Come era lecito attendersi Roberto Benigni, tornato su Raiuno con I Dieci Comandamenti, non ha risparmiato battute sul difficile momento politico e sulle notizie di cronaca che hanno caratterizzato le ultime settimane. “La politica in questo momento non esiste: meglio buttarsi su Dio”, ha detto il comico toscano all’inizio della sua performance. “Sono contento di vedervi qua a piede libero, con l’aria che tira a Roma, siamo riusciti a trovare gli incensurati”, ha scherzato Benigni, “abbiamo avuto il permesso della Rai, della questura, della banda della Magliana… possiamo cominciare”. “Hanno saputo che dovevo fare questo spettacolo, I Dieci Comandamenti, e li hanno violati tutti”, ha poi aggiunto. Nella sua introduzione, il premio Oscar ha citato ancora una volta il Premier: “Renzi al posto dell’Italicum vorrebbe il Vaticanum, chi viene eletto governa a vita”. Non manca un affondo sul mondo della politica: “Politici, consiglieri, imprenditori hanno fatto in modo di violare tutti e dieci i comandamenti, forse perché sapevano che stavo arrivando. Stanno arrestando tutti. Il tema era la Bibbia, ma adesso bisogna parlare di Rebibbia”.

“Comunque – ha insistito – Roma rimane la più bella città del mondo, sotto Natale poi, con gli addobbi, le decorazioni, ce ne sono tantissime, specialmente quelle bianche e blu lampeggianti che hanno messo sopra le macchine per farle vedere meglio, con quei suoni tipo cornamuse. In Campidoglio è pieno”. Benigni è poi tornato sulle inchieste: “I politici ci sono giustificati dicendo: ho sbagliato a scegliere collaboratori che sembravano insospettabili, persone perbene… Eppure i soprannomi erano il ‘carognone’, il ‘porco’, il ‘cecato’, il ‘ruvido”. “Abbiamo i permessi per iniziare – ha poi ironizzato – della Rai, della questura e della Banda della Magliana”.

  • {} “Il tema doveva la Bibbia, ma dobbiamo parlare di Rebibbia”. Così Roberto Benigni ha aperto I Dieci Comandamenti, il programma che segna il suo atteso ritorno su Raiuno. Il comico ha legato il racconto biblico con l’attualità e la cronaca degli ultimi giorni: “Solo un miracolo ci può salvare”, ha sottolineato nella sua introduzione all’esegesi dei Dieci Comandamenti, “la politica in questo momento non esiste, meglio buttarsi su Dio”

Entrando nel vivo della serata, Benigni ha lanciato un monito: “Dio c’è, dobbiamo partire da questo assunto. Non scherziamo: andate a vedere Batman al cinema e ci credete e mi fate storie su Dio: non scherziamo!”. Dopo aver di nuovo ironizzato sul programma (“Due sono le cose: stasera o mi arrestano per vilipendio della religione, o mi fanno cardinale”), l’attore ha poi ha invitato tutti a dieci secondi di silenzio, “perché Dio sta nei frammenti di silenzio”. “La vera unica grande bestemmia è far diventare Dio un idolo e convincere la gente a uccidere nel suo nome. ‘Non nominare il nome di Dio invano’ vuol dire non rendere vano Dio, non rendere vana la tua vita”, ha poi aggiunto durante la trasmissione.

Benigni ha concluso la sua performance con una riflessione sul fanatismo religioso (“l’Isis usa il nome di Dio per terrorizzare gli uomini, ma questo è un delirio di dio, è un inno alla morte”) e un invito a coltivare il silenzio: “Il senso del tutto è nel silenzio. Pensate oggi quanto ce ne sarebbe bisogno: siamo tutti sempre connessi con tutto il mondo, ma disconnessi con noi stessi. Nessuno ha più il coraggio di rimanere da solo con se stesso. Ma i comandamenti ci dicono di fermarci: siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro. Fermiamoci – ha concluso l’attore – altrimenti l’anima ce la perdiamo per sempre”.

“Il comandamento più attuale è ‘non rubare’, vista la cronaca che stiamo vivendo. Siamo sbandati, siamo caduti in basso, con politici che si fanno comprare come un oggetto. In questo modo l’umanità perde dignità”, aveva dichiarato l’attore presentando il programma al Tg1. Due serate in diretta dal Palastudio di Cinecittà, con scenografie realizzate Chiara e Gaetano Castelli e musiche di Nicola Piovani. Benigni ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a scegliere il Decalogo ricevuto da Mosè sul Monte Sinai: “I Dieci Comandamenti mi hanno scelto loro, perché sono dieci sorprese. Quel libero è lo ‘spettacolo per eccellenza’. Credo non ci sia storia più bella, il racconto dell’Esodo è un esempio rivoluzionario, è d’ispirazione per qualsiasi moto di libertà. Questi comandamenti fanno bene alla salute, ne abbiamo bisogno. È la legge dei sentimenti”.

C’è grande curiosità sugli ascolti che l’attore toscano farà registrare con queste sue serate. La sua esegesi dell’Inno di Mameli proposta durante l’edizione 2011 del Festival di Sanremo era stata seguita da 12 milioni di telespettatori pari al 50,9% di share. La più bella del mondo, lo spettacolo sulla Costituzione andato in onda nel 2012, era stato seguito da oltre 12,6 milioni di persone, pari al 44% di share. Molto deludenti erano stati invece i numeri del suo Tutto Dante, trasmesso da RaiDue nel 2013: dopo l’esordio all’8%, i numeri si sono praticamente dimezzati attestandosi intorno al milione e 300mila spettatori, con uno share che si aggirava intorno al 4,50%.

Fonte:

http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2014/12/15/news/i_dieci_comandamenti_di_roberto_benigni-102982586/#gallery-slider=102989131

Share the joy
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Autore articolo:

La tua email non sarà visibile.