Euro: chi guadagna chi perde

Costo del denaro, euro mai così basso. Chi guadagna e chi perde coi tassi al minimo

C’era una volta l’inflazione, il terrore della Bce. Pur di tenerla lontana, la banca centrale europea ha resistito a lungo – e con la crisi già dilagante – dall’abbassare drasticamente il costo del denaro (come invece aveva fatto fin dal 2008 la Fed americana portando il dollaro a tasso zero). Ora che il rischio è l’opposto, la deflazione, che la crisi economica non accenna a mollare e che alla guida della Bce c’è Mario Draghi, anche l’euro si arrende e il suo tasso ufficiale scende allo 0,50%, il suo minimo storico.

Una manovra attesa da molti come stimolo a un’economia ristagnante. Tra le funzioni delle banche centrali, infatti, c’è anche quella di agire sui tassi d’interesse per garantire la stabilità dei prezzi: tenendo alto il costo del denaro se ne riduce la domanda da parte del sistema bancario e quindi si immette meno liquidità in quello produttivo. Questo, in una fase di crescita economica, serve a tenere sotto controllo l’inflazione, ma con l’attuale congiuntura sarebbe una manovra suicida.

Al contrario, rendendo meno “caro” l’euro la Bce gioca la sua carta principale a favore della ripresa (l’altra è la leva fiscale e di spesa pubblica che è nelle mani dei governi i quali però in Europa, come si sa, non suonano tutti la stessa musica: da cui il necessario ma controverso accordo di bilancio conosciuto come Fiscal compact).

Gli effetti di un euro meno caro

Ma la riduzione del costo del denaro, così benefica per la crescita, ha anche degli effetti collaterali. In altre parole, è un vantaggio per alcuni (o per alcune attività economiche) e un svantaggio per altri. Ecco chi ci guadagna e chi ci perde.
  

VANTAGGI
 
  SVANTAGGI
 
Mutui

Indebitarsi dovrebbe costare meno. Condizionale d’obbligo perché la riduzione del tasso ufficiale non si trasferisce automaticamente sui tassi bancari. I mutui fanno principalmente riferimento all’Euribor (tasso variabile) o all’Irs (tasso fisso) che naturalmente risentono del taglio della Bce. Ma i benefici, almeno in un primo momento, potrebbero essere incamerati dal sistema bancario stesso.
Tuttavia a regime gli effetti si sentiranno. Le stime più ottimiste parlano di risparmi tra i 130 e i 160 euro l’anno per un mutuo di 100mila euro. La Cgia di Mestre ipotizza invece un risparmio complessivo delle famiglie italiane di 1,24 miliardi di euro, in media 49 euro all’anno per famiglia.
 
  Conti bancari

Ovviamente si riducono anche gli interessi attivi, quelli che le banche pagano ai loro correntisti. Il taglio della Bce accelererà una tendenza già in atto e che risente anche dell’andamento delle forme di risparmio alternative come i titoli di Stato. Da quando lo spread è sceso e quindi la concorrenza dei rendimenti di Bot e Btp fa meno paura alle banche, gli interessi offerti dai conti deposito si sono ridotti.
Attualmente i rendimenti netti di un conto deposito si aggirano sul 2-2,50% con isolate punte al 3% ma sono destinati a scendere. Continueranno comunque a tenere il denaro al riparo dell’inflazione che al momento è oltre un punto percentuale più bassa.

 

Export

Il taglio del tasso di riferimento immette più euro sul mercato e quindi riduce il suo valore rispetto alle altre valute, il dollaro in primis. E un euro più debole avvantaggia le esportazioni dell’Eurozona perché le sue merci costeranno meno (per chi le acquista con altre valute).

 

  Cambi

L’altra faccia della medaglia è il presumibile rafforzamento del dollaro. secondo le stime la valuta Usa dovrebbe portarsi da un attuale 1,31 a un 1,24 nel cambio con la moneta unica. Questo significa che aumenteranno i prezzi di tutto ciò che è quotato in dollari (es. petrolio) e costeranno di più i viaggi oltreoceano. Gli investimenti in valuta restano molto incerti con previsioni controverse sugli equilibri tra euro e dollaro.

 (A.D.M.)

Fonte:http://economia.virgilio.it/soldi/crisi-economica-parole-chiave/costo-denaro-euro-mai-cosi-basso-chi-guadagna-chi-perde-coi-tassi-al-minimo.html

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