Centrale Texon: il giorno dopo

Il rappresentante della Federazione della Sinistra ha scritto oggi al presidente del consiglio Solazzi

Bucciarelli interroga il consiglio regionale sull’autorizzazione last-minute alla Texon

Dopo la recente accensione dell’impianto a biomasse in contrada Menocchia, ecco i cinque quesiti sottoposti all’attenzione della Regione Marche che come la Provincia di Ascoli ha concesso l’autorizzazione alla ditta di Ripatransone

ANCONA – Come lo scorso 15 settembre è partito l’impianto a biomasse della Texon Italia, è partita anche l’interrogazione al presidente dell’assemblea regionale Vittoriano Solazzi da parte del consigliere Raffaele Bucciarelli della Federazione della Sinistra.

Cinque quesiti che riaccendono una polemica in realtà mai spenta tra l’azienda di Ripatransone e il Comitato Val Menocchia, che prende nome dalla zona dove da anni insiste la ditta che produce cellulosa e paste per carta.

Ma per poter far comprendere bene i motivi dell’interrogazione Bucciarelli fa un passo indietro a quella Vigilia di Natale del 2009 in cui il dirigente regionale competente, l’ing. Luciano Calvarese firmò autorizzando l’impianto:

Premesso che in data 24 dicembre 2009 il Dirigente della P.F. “Energia, Fonti Rinnovabili, Risparmio Energetico ed Attività Estrattive”, con decreto n. 239/EFR_11 autorizzava la ditta TEXON ITALIA SpA alla realizzazione e all’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato da biomasse presso la propria unità produttiva di Ripatransone (AP) la cui domanda di autorizzazione da parte della ditta interessata era pervenuta in data 19/11/2009;

e ricordato che l’Assemblea legislativa regionale aveva approvato in data 22/12/2009 la L.R. 31/2009 (Legge Finanziaria regionale 2010), che all’art. 57 disponeva che gli impianti di produzione di energia elettrica da biomasse fossero sottoposti a procedura di VIA e che detta Legge veniva pubblicata sul B.U.R. Del 24/12/2009 e, stante la dichiarazione di urgenza, entrava in vigore il giorno 25/12/2009;

Punto 1: se ritenga formalmente e sostanzialmente corretto il comportamento adottato dal Dirigente responsabile del procedimento, laddove questi, pur tenuto per dovere d’ufficio ad essere informato dei contenuti e dei tempi di applicazione della succitata L.R. 31/2009, autorizzava in tempi brevissimi e addirittura il giorno prima dell’entrata in vigore della legge l’impianto in oggetto sottraendolo così alla procedura di VIA introdotta dall’art. 57 della legge medesima;

Punto 2: in che data sia stato acquisito al protocollo ufficiale il Decreto n. 239 EFR_11 del 24/12/2009 con cui si autorizzava l’impianto della TEXON;

Punto 3: se sia stato dato seguito agli impegni verbalmente assunti con il comitato e con il sindaco di Montefiore dell’Aso (comune a confine con Ripatransone) nel luglio 2010 e quali risultanze la verifica dell’Ufficio Legale della Regione abbia prodotto;

Inoltre il rappresentante della Federazione della Sinistra spinge su altre due questioni di cui è venuto a conoscenza, ovvero che «alcuni terreni posti nelle immediate adiacenze dell’area interessata dal progetto risulterebbero di proprietà di stretti parenti del Dirigente Responsabile del procedimento». In tal caso come punto 4 chiede di «verificare la cosa e quali conseguenze il presidente Solazzi ne intenda trarre».

Ed infine, (punto 5) «anche alla luce dei fatti recentemente accaduti e riportati dagli organi di stampa – ovvero l’accensione della centrale con conseguenti cattivi odori e fumo, già smentite tra l’altro dal legale della Texon – quali iniziative si intendano realizzare, di concerto anche con l’Amministrazione provinciale di Ascoli Piceno e con le amministrazioni locali della zona, al fine di verificare gli effetti dell’entrata in esercizio dell’impianto anche in considerazione del fatto che questo insiste su una zona che vede presenti altre attività inquinanti (la stessaTEXON ed un impianto per la produzione di calcestruzzo e bitume) per cui la sommatoria e la commistione di inquinanti destano viva preoccupazione nei residenti ed esiste il rischio concreto di danneggiare gravemente le attività economiche del territorio più legate all’agricoltura ed al turismo».

Si attendono risposte nei prossimi consigli regionali.

Fonte:  ilsegnale.it

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